Negli ultimi anni il breathwork è entrato nelle palestre, nelle app di meditazione, nei ritiri di benessere e persino nella preparazione di alcuni sportivi. Eppure, due sessioni di breathwork possono essere molto diverse tra loro. In una si respira lentamente per diversi minuti. In un’altra il ritmo aumenta, il respiro diventa profondo e l’esperienza può essere molto più intensa. Entrambe vengono definite breathwork.
Come può la stessa parola indicare pratiche così diverse?
Breathwork significa letteralmente “lavoro sul respiro” e oggi comprende un insieme molto ampio di pratiche in cui interveniamo volontariamente sul modo di respirare. Alcune arrivano da tradizioni antiche, altre sono nate o sono state rielaborate in epoca contemporanea. A distinguere queste pratiche sono soprattutto il ritmo, la profondità del respiro, le eventuali pause e il modo in cui vengono combinati.
Ritmo, profondità, pause: le variabili del respiro
Inspirare per quattro secondi invece di due. Espirare più lentamente. Aumentare la profondità del respiro. Inserire una pausa. Accelerare il ritmo. Sono variazioni semplici, ma le combinazioni possibili sono numerose. Il breathwork lavora proprio su queste possibilità. Una tecnica può intervenire principalmente sul ritmo, un’altra sulla durata dell’espirazione, un’altra ancora può combinare respirazione profonda, velocità e pause.
Per capire cosa distingue una pratica dall’altra, possiamo osservare come cambia il respiro e per quanto tempo manteniamo quel modo di respirare.
Ci sono tecniche utilizzate per favorire calma e rilassamento, altre per lavorare sull’attenzione o sul livello di attivazione. Le pratiche di respirazione trovano spazio nello yoga e nella meditazione, ma anche nella preparazione sportiva e in approcci contemporanei dedicati al benessere.
Queste differenze aiutano anche a capire perché due pratiche di breathwork possano dare origine a esperienze molto diverse.
Questo modo di lavorare sul respiro si ritrova anche nell’approccio di Leonardo Pelagotti, coach Mindfuland e autore di diversi libri dedicati alla respirazione. Nel suo libro La respirazione per la padronanza di sé parla di sette variabili della respirazione e costruisce la parte pratica intorno a tecniche applicate a esigenze e obiettivi differenti.
Perché alcune pratiche possono essere più intense?
Alcune pratiche di breathwork prevedono una respirazione più rapida e profonda, mantenuta per diversi minuti. Sono modalità utilizzate soprattutto in sessioni più attivanti o esperienziali, nelle quali il respiro cambia in modo più marcato rispetto alle pratiche lente e regolari. Quando respiriamo più di quanto il corpo richieda in quel momento, eliminiamo una maggiore quantità di anidride carbonica e la sua concentrazione nel sangue può diminuire. Questo cambiamento può provocare sensazioni come formicolio, capogiri o una percezione insolita del corpo, contribuendo all’intensità dell’esperienza.
L’intensità di una sessione dipende quindi da come respiriamo, dalla durata della pratica e dalla risposta individuale.
Cosa sappiamo sui benefici del breathwork
Stress e benessere psicologico sono tra gli ambiti più studiati. Una meta-analisi pubblicata nel 2023 su Scientific Reports ha rilevato, negli studi clinici randomizzati esaminati, una riduzione dello stress associata alle pratiche di respirazione, con risultati favorevoli anche per ansia e sintomi depressivi. Questi risultati sono incoraggianti, ma vanno letti considerando quali tecniche sono state studiate, come sono state praticate e con quali gruppi di partecipanti.
Le pratiche lente e controllate rappresentano una parte importante della ricerca. Le tecniche più rapide e intense possono produrre esperienze fisiologiche differenti e non possiamo presumere che abbiano gli stessi effetti. Per questo, quando si parla dei benefici del breathwork, è importante chiedersi a quale pratica ci si riferisce.
Quando una pratica richiede più attenzione
Più una tecnica modifica in modo marcato la respirazione, più diventa importante sapere che tipo di esperienza stiamo per affrontare. Respirazioni molto rapide e profonde, apnee prolungate o sequenze particolarmente impegnative possono provocare cambiamenti fisiologici più evidenti e non sono necessariamente adatte a tutti. In questi casi è importante conoscere prima la tecnica, le eventuali controindicazioni e il contesto in cui viene proposta. Se ci avviciniamo per la prima volta a modalità particolarmente intense, una guida competente può aiutarci a comprenderle e a sperimentarle con maggiore consapevolezza, nel rispetto dei nostri limiti.
Le tecniche che prevedono respirazioni molto rapide o apnee prolungate non vanno praticate in acqua, alla guida o in situazioni in cui un capogiro o una perdita di coscienza potrebbero essere pericolosi.
Il punto di vista Mindfuland
Il breathwork apre una possibilità che nella vita quotidiana tendiamo a considerare poco: possiamo imparare a conoscere il nostro respiro attraverso l’esperienza. All’inizio seguiamo una tecnica, un ritmo, una sequenza. Con il tempo iniziamo anche a riconoscere come rispondiamo, quali modalità ci risultano più naturali e quali richiedono maggiore attenzione.
Questa familiarità può accompagnarci anche fuori dalla pratica. Quando sentiamo il bisogno di rallentare o di ritrovare la concentrazione, possiamo attingere a ciò che abbiamo sperimentato e scegliere una modalità di respirazione che conosciamo già.
Scritto da: Mindfuland Editorial Team
Fonti
- Fincham GW, Strauss C, Montero-Marin J, Cavanagh K. Effect of breathwork on stress and mental health: A meta-analysis of randomised-controlled trials. Scientific Reports, 2023.
- Fincham GW, et al. High ventilation breathwork practices: An overview of their effects, mechanisms, and considerations for clinical applications. Neuroscience & Biobehavioral Reviews, 2023.
- Bentley TGK, et al. Breathing Practices for Stress and Anxiety Reduction: Conceptual Framework of Implementation Guidelines Based on a Systematic Review of the Published Literature. Brain Sciences, 2023.


