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Trattenere il respiro: perché a un certo punto dobbiamo respirare?

Leonardo Pelagotti Coach per corso Breathwork in Mindfuland

Puoi decidere di non respirare per qualche secondo. All’inizio è facile. Poi compare una sensazione sempre più evidente: vuoi riprendere fiato. Viene spontaneo pensare che stia semplicemente finendo l’ossigeno. Durante quei secondi, però, nel corpo stanno cambiando contemporaneamente due cose: continuiamo a consumare ossigeno e continuiamo a produrre anidride carbonica. Il corpo rileva questi cambiamenti e, poco alla volta, il bisogno di respirare aumenta.

Quella sensazione che conosciamo così bene dipende quindi anche dalla CO₂ che si accumula mentre aspettiamo di fare il respiro successivo.

Cosa succede mentre non respiriamo

Anche se smettiamo per qualche secondo di inspirare ed espirare, il resto del corpo continua a lavorare. Il sangue porta ossigeno ai tessuti, le cellule lo utilizzano e producono anidride carbonica. Finché riprendiamo a respirare, questa CO₂ non può essere eliminata normalmente attraverso i polmoni e la sua concentrazione aumenta.

Durante una breve apnea possiamo quasi seguirne l’evoluzione attraverso le sensazioni: nei primi secondi può non accadere molto, poi il desiderio di inspirare comincia a farsi sentire e diventa progressivamente più difficile ignorarlo.

Perché la CO₂ ci fa venire voglia di respirare

L’anidride carbonica viene spesso considerata semplicemente una sostanza di scarto della respirazione. Ha però anche un ruolo importante nel modo in cui il corpo regola il respiro. Quando tratteniamo il respiro, la CO₂ continua ad aumentare e contribuisce a rendere sempre più forte lo stimolo a respirare. Ecco perché possiamo sentire un bisogno evidente di riprendere fiato anche se nel sangue è ancora presente ossigeno.

E l’ossigeno?

Mentre tratteniamo il respiro, l’ossigeno diminuisce e la CO₂ aumenta. Entrambi partecipano alla risposta del corpo. La sensazione che ci spinge a respirare durante una normale apnea, quindi, non indica semplicemente quanto ossigeno ci sia rimasto. Anche la durata dell’apnea può cambiare da un momento all’altro.

Quando trattenere il respiro diventa più difficile

All’inizio possiamo rimanere in apnea senza particolare difficoltà. Poi il bisogno di respirare diventa progressivamente più presente. Se l’apnea continua, possono comparire anche movimenti involontari dei muscoli che utilizziamo per respirare. Il corpo comincia a rendere sempre più difficile ignorare il bisogno di riprendere fiato.

Per accorgersene non occorre arrivare a un’apnea lunga. Anche durante una breve pausa possiamo percepire come la sensazione cambi: all’inizio quasi nulla, poi il desiderio di inspirare diventa più evidente.

Cosa significa davvero “tolleranza alla CO₂”?

L’espressione tolleranza alla CO₂ compare spesso quando si parla di respirazione, breathwork, apnea e performance. Può far pensare che esista una capacità precisa e facilmente misurabile: trattengo il respiro più a lungo, quindi tollero meglio la CO₂. La durata di un’apnea può cambiare in base a diversi fattori e anche l’allenamento può modificare la risposta, soprattutto in chi la pratica regolarmente.

Il tempo segnato dal cronometro rimane quindi il tempo di quella particolare apnea, nelle condizioni in cui l’abbiamo fatta. Usarlo come una misura generale della qualità della nostra respirazione significa attribuirgli un valore che da solo non possiede.

Una breve esperienza per sentirlo

Puoi osservare questo meccanismo senza trasformarlo in una prova di resistenza.

  • Siediti comodamente e respira normalmente per qualche istante.
  • Dopo un’espirazione naturale, fai una breve pausa.
  • Presta attenzione a ciò che senti. Dopo qualche secondo potresti accorgerti che il desiderio di inspirare comincia a comparire.
  • Quando lo senti chiaramente, riprendi a respirare.
  • Evita di iperventilare prima della pausa.

Le apnee prolungate sono un’altra cosa. In particolare, trattenere volontariamente il respiro in acqua può comportare rischi seri e richiede precauzioni specifiche; questa breve esperienza va fatta seduti e fuori dall’acqua.


Il punto di vista Mindfuland

Nel suo lavoro sulla respirazione, Leonardo Pelagotti, coach Mindfuland, utilizza anche l’apnea come pratica di esplorazione, con un’indicazione molto chiara: evitare di forzare e di trasformarla nella ricerca di un record. È un approccio che sposta l’attenzione dal quanto resisto? a ciò che accade durante quei secondi.

Mentre tratteniamo il respiro, le sensazioni cambiano progressivamente. Il bisogno di inspirare diventa più presente, la CO₂ aumenta e l’ossigeno diminuisce. Il tempo è solo una delle cose che possiamo osservare. Le sensazioni che cambiano durante quei secondi fanno parte dell’esperienza.

 

Fonti

  • Parkes MJ. Breath-holding and its breakpoint. Experimental Physiology. 2006;91(1):1–15. doi:10.1113/expphysiol.2005.031625.
  • Lindholm P, Lundgren CEG. The physiology and pathophysiology of human breath-hold diving. Journal of Applied Physiology. 2009;106(1):284–292. doi:10.1152/japplphysiol.90991.2008.
  • Yu E, Valdivia-Valdivia JM, Silva F, Lindholm P. Breath-Hold Diving Injuries – A Primer for Medical Providers. Current Sports Medicine Reports. 2024.

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