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Breathwork: cos’è e cosa succede quando lavoriamo sul respiro

Leonardo Pelagotti corso online breathwork gratitudine

Negli ultimi anni il breathwork è entrato nelle palestre, nelle app di meditazione, nei ritiri di benessere e persino nella preparazione di alcuni sportivi. Eppure, due sessioni di breathwork possono essere molto diverse tra loro. In una si respira lentamente per diversi minuti. In un’altra il ritmo aumenta, il respiro diventa profondo e l’esperienza può essere molto più intensa.

Entrambe vengono definite breathwork.

Come può la stessa parola indicare pratiche così diverse?
Breathwork significa letteralmente “lavoro sul respiro” e oggi comprende un insieme molto ampio di pratiche in cui interveniamo volontariamente sul modo di respirare. Alcune arrivano da tradizioni antiche, altre sono nate o sono state rielaborate in epoca contemporanea.

Ciò che cambia da una pratica all’altra è il modo in cui utilizziamo il respiro.

Ritmo, profondità, pause: le variabili del respiro

Inspirare per quattro secondi invece di due. Espirare più lentamente. Aumentare la profondità del respiro. Inserire una pausa. Accelerare il ritmo. Sono variazioni semplici, ma le combinazioni possibili sono numerose. Il breathwork lavora proprio su queste possibilità. Una tecnica può intervenire principalmente sul ritmo, un’altra sulla durata dell’espirazione, un’altra ancora può combinare respirazione profonda, velocità e pause.

Per capire cosa distingue una pratica dall’altra, possiamo osservare come cambia il respiro e per quanto tempo manteniamo quel modo di respirare. È una prospettiva presente anche nel lavoro di Leonardo Pelagotti, coach Mindfuland e autore di diversi libri dedicati alla respirazione. Nel suo libro La respirazione per la padronanza di sé parla di sette variabili della respirazione e costruisce la parte pratica intorno a tecniche applicate a esigenze e obiettivi differenti.

Il respiro diventa così qualcosa su cui possiamo lavorare in maniera molto precisa.

Perché usare il respiro volontariamente?

Per gran parte della giornata il corpo regola la respirazione automaticamente. Possiamo però intervenire volontariamente e, per alcuni minuti, scegliere come respirare. Le finalità possono essere diverse. Ci sono tecniche utilizzate per favorire calma e rilassamento, altre per lavorare sull’attenzione o sul livello di attivazione. Le pratiche di respirazione compaiono nello yoga e nella meditazione, ma anche nella preparazione sportiva e in approcci contemporanei dedicati al benessere.

Una pratica può quindi trovare spazio prima di dormire, durante una meditazione, in un momento di tensione oppure prima di un’attività che richiede energia e concentrazione.

Perché alcune pratiche possono essere più intense?

Alcune pratiche di breathwork utilizzano per diversi minuti una respirazione più rapida e profonda. Queste modalità vengono utilizzate soprattutto in sessioni più attivanti o esperienziali, nelle quali il respiro viene modificato in maniera più marcata rispetto alle pratiche lente e regolari.

Respirando in questo modo eliminiamo più anidride carbonica e la sua concentrazione nel sangue può diminuire. Questo cambiamento può modificare temporaneamente alcune sensazioni corporee e contribuire all’intensità dell’esperienza.

L’intensità dipende dal tipo di respirazione, dal ritmo, dalla durata della pratica e anche dalla risposta individuale.

Cosa sappiamo sui benefici del breathwork

Stress e benessere psicologico sono tra gli ambiti più studiati. Le ricerche condotte sulle pratiche di respirazione hanno osservato risultati interessanti soprattutto sullo stress, con segnali positivi anche per ansia e benessere emotivo. Per leggere bene questi risultati bisogna però guardare anche al tipo di pratica che è stata studiata.

Una parte consistente della ricerca riguarda infatti pratiche lente e controllate, che sono tra le modalità respiratorie maggiormente studiate in relazione allo stress. Per questo parlare dei “benefici del breathwork” come se tutte le pratiche producessero gli stessi effetti rischia di semplificare troppo.

Quando una pratica richiede più attenzione

Più una tecnica modifica in modo marcato la respirazione, più diventa importante sapere che tipo di esperienza stiamo per affrontare. Respirazioni molto rapide e profonde, ritenzioni prolungate o sequenze particolarmente impegnative possono provocare cambiamenti fisiologici più evidenti e non sono necessariamente adatte a tutti.

In questi casi vale la pena conoscere prima la tecnica, le eventuali controindicazioni e il contesto in cui viene proposta. Se ci avviciniamo per la prima volta a modalità particolarmente intense, la presenza di una guida competente permette di impararle e sperimentarle con maggiore consapevolezza.


Il punto di vista Mindfuland

Il breathwork apre una possibilità che nella vita quotidiana tendiamo a considerare poco: possiamo imparare a conoscere il nostro respiro attraverso l’esperienza. All’inizio seguiamo una tecnica, un ritmo, una sequenza. Con il tempo iniziamo anche a riconoscere come rispondiamo: una pratica può aiutarci a rallentare, un’altra può risultare più adatta a un momento in cui cerchiamo concentrazione o attivazione.

È una conoscenza che si costruisce praticando. E forse è proprio questo uno degli aspetti più utili del breathwork: avere più familiarità con qualcosa che facciamo migliaia di volte ogni giorno e scoprire che possiamo utilizzarlo in modi diversi a seconda del momento.

 

Fonti

  • Fincham GW, Strauss C, Montero-Marin J, Cavanagh K. Effect of breathwork on stress and mental health: A meta-analysis of randomised-controlled trials. Scientific Reports, 2023.
  • Fincham GW, et al. High ventilation breathwork practices: An overview of their effects, mechanisms, and considerations for clinical applications. Neuroscience & Biobehavioral Reviews, 2023.
  • Bentley TGK, et al. Breathing Practices for Stress and Anxiety Reduction: Conceptual Framework of Implementation Guidelines Based on a Systematic Review of the Published Literature. Brain Sciences, 2023.

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