Dal lunedì al venerdì la sveglia suona alle 6:45. Poi arriva il sabato. Nessun appuntamento al mattino, nessuna sveglia. Apri gli occhi alle 9:30.
Senza gli impegni della settimana, ti sei svegliato quasi tre ore più tardi.
Ci sono momenti della giornata in cui abbiamo più energia, altri in cui concentrarsi richiede più fatica. C’è chi al mattino è già lucido mentre gli altri stanno ancora cercando il primo caffè. Chi ha bisogno di più tempo per carburare. Chi alle dieci di sera comincia a sbadigliare e chi, proprio a quell’ora, sente di avere finalmente la mente libera e concentrata.
Questa preferenza verso alcuni momenti della giornata ha un nome: cronotipo. È la tendenza del nostro organismo a preferire determinati orari per dormire, svegliarsi ed essere attivo. Spesso viene raccontato attraverso due figure diventate ormai famose: l’allodola, mattiniera, e il gufo, più attivo la sera. Sono immagini intuitive, ma rischiano di far sembrare il cronotipo qualcosa di molto più rigido di quanto sia.
Gufo e allodola sono solo gli estremi
Infatti se ti senti a metà tra i due, sei in buona compagnia. Tra il gufo e l’allodola ci sono molte sfumature. Alcune persone hanno una marcata preferenza per le prime ore della giornata, altre tendono decisamente verso la sera e molte si trovano da qualche parte nel mezzo. Questa predisposizione nasce dall’incontro di diversi fattori. C’è una componente genetica, c’è il nostro orologio circadiano e ci sono i segnali che riceviamo dall’ambiente, a partire dalla luce.
Il cronotipo cambia con noi
Il nostro cronotipo può cambiare nel corso della vita. Basta pensare agli anni dell’adolescenza. Andare a dormire tardi, faticare ad alzarsi presto e sentirsi più attivi verso sera è molto comune in questa fase. Con l’età, questa tendenza generalmente si sposta e gli orari spontanei iniziano ad anticiparsi.
L’orario in cui riuscivi a stare sveglio senza fatica a vent’anni potrebbe essere molto diverso da quello che senti naturale oggi. Oppure potresti ricordare un periodo in cui svegliarti presto sembrava impossibile e scoprire, anni dopo, di aprire gli occhi prima ancora che suoni la sveglia.
Età, predisposizione individuale e segnali ambientali contribuiscono al ritmo che sentiamo più naturale in un determinato momento della nostra vita. E poi c’è qualcosa che raramente possiamo scegliere con la stessa libertà: gli orari intorno a noi.
Poi arriva la vita reale
Il nostro ritmo personale deve convivere ogni giorno con orari che spesso non scegliamo. La sveglia suona perché dobbiamo andare al lavoro. La scuola inizia a una certa ora. Ci sono figli da accompagnare, treni da prendere, appuntamenti e impegni che scandiscono la giornata. Così possiamo passare la settimana alzandoci alle 6:30 e, appena arriva un giorno libero, ritrovarci spontaneamente a dormire molto più a lungo.
Viviamo continuamente tra due orologi: quello del nostro corpo e quello della vita intorno a noi. Quando i loro orari coincidono abbastanza, probabilmente ce ne accorgiamo poco. Quando sono molto distanti, la differenza diventa più evidente. Ed è proprio osservando cosa succede tra giorni lavorativi e giorni liberi che i ricercatori hanno descritto un fenomeno chiamato social jetlag.
Durante il weekend gli orari si spostano più avanti. Poi arriva la domenica sera e, nel giro di poche ore, chiedi al corpo di tornare alla sveglia delle 6:30. Nessun volo intercontinentale. Eppure gli orari del sonno si sono spostati avanti e indietro. Per chi tende naturalmente verso la sera, questa distanza può essere maggiore. Se il corpo preferisce addormentarsi e svegliarsi più tardi, una quotidianità che comincia molto presto lascia meno spazio a quel ritmo.
Il weekend può allora diventare interessante da osservare. Nei giorni liberi, vai a dormire e ti svegli molto più tardi?
Come capire qual è il tuo cronotipo
Il nostro ritmo diventa più facile da riconoscere quando lasciamo un po’ di spazio agli orari che ci vengono naturali. A che ora inizi ad avere sonno la sera? Quando ti svegli spontaneamente? In quale parte della giornata senti di avere la mente più lucida? E quando, invece, fai più fatica a concentrarti?
Un singolo giorno dice poco. Diventa più interessante vedere se, nel tempo, alcuni orari tendono a ripresentarsi. Anche nel lavoro di Loris Bonamassa, Sleep Coach – Benessere del sonno su Mindfuland, il cronotipo viene utilizzato per portare l’attenzione sui ritmi individuali e sugli orari in cui ciascuno tende verso il sonno e il risveglio.
Sapere di essere un gufo non sposta la riunione delle nove
Conoscere il proprio cronotipo non cambia gli orari del lavoro, della scuola o della vita familiare. La riunione delle nove resta alle nove e, se dobbiamo uscire di casa presto, la sveglia continuerà a suonare presto. Ci sono però parti della giornata sulle quali abbiamo più libertà.
Se sappiamo di avere più energia e concentrazione in certe ore, possiamo tenerne conto quando organizziamo, dove possibile, un lavoro che richiede attenzione, un allenamento o un’attività impegnativa. Anche la luce ha un ruolo importante. È uno dei principali segnali con cui il nostro orologio biologico si orienta nelle 24 ore. La luce del mattino e quella della sera arrivano al corpo in momenti diversi e contribuiscono a regolare i nostri ritmi. Nell’approfondimento Mindfuland su luce e ritmi circadiani abbiamo visto più da vicino proprio questo rapporto.
Conoscere il proprio cronotipo ci permette di riconoscere gli orari che ci vengono più naturali e capire dove la nostra quotidianità lascia spazio per tenerne conto.
Il punto di vista Mindfuland
Il cronotipo ci offre anche una chiave per interpretare alcuni momenti della giornata. Quella fatica a partire presto al mattino, l’energia che arriva quando per altri è già ora di rallentare, la facilità con cui nel weekend scivoliamo verso orari diversi: a volte li leggiamo semplicemente come abitudini. Il nostro ritmo biologico può essere una parte della spiegazione.
Sapere verso quali orari tendiamo ci permette di conoscerci un po’ meglio e, dove la vita ce lo consente, di fare spazio a quel ritmo. Essere più “gufo” o più “allodola” è semplicemente un modo per leggere meglio alcune delle nostre tendenze naturali.
Il cronotipo cambia nel corso della vita e convive ogni giorno con lavoro, relazioni, impegni e ambiente. Conoscerlo ci dà un riferimento in più per capire perché alcuni orari ci risultano naturali e altri richiedono più fatica. E magari, la prossima volta che la sveglia suona e vorresti soltanto girarti dall’altra parte, guarderai quell’ora con un po’ più di curiosità.
Fonti
- Roenneberg T., Kuehnle T., Juda M., Kantermann T., Allebrandt K., Gordijn M., Merrow M. (2007). Epidemiology of the human circadian clock. Sleep Medicine Reviews, 11(6), 429–438.Wittmann M., Dinich J., Merrow M., Roenneberg T. (2006). Social jetlag: misalignment of biological and social time. Chronobiology International, 23(1–2), 497–509.Roenneberg T., Pilz L.K., Zerbini G., Winnebeck E.C. (2019). Chronotype and Social Jetlag: A (Self-) Critical Review. Biology, 8(3), 54.Taillard J., Sagaspe P., Philip P., Bioulac S. (2021). Sleep timing, chronotype and social jetlag: Impact on cognitive abilities and psychiatric disorders. Biochemical Pharmacology, 191, 114438.


