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Respirazione diaframmatica: come funziona davvero

Breathwork Pelagotti

Metti una mano sul petto e una sull’addome. Inspira lentamente. Se senti la pancia muoversi, potresti pensare di stare finalmente usando il diaframma. In realtà, il diaframma stava già lavorando prima che iniziassi l’esercizio. È il principale muscolo dell’inspirazione e partecipa normalmente alla respirazione. La cosiddetta respirazione diaframmatica porta maggiore attenzione al suo movimento e ci permette di esplorarlo attraverso esercizi specifici.

Capire cosa accade aiuta anche a chiarire un’espressione molto comune: “respirare con la pancia”.

Che cos’è la respirazione diaframmatica

Il diaframma è un grande muscolo a forma di cupola che separa il torace dall’addome. Quando inspiriamo si contrae e scende, creando lo spazio necessario all’ingresso dell’aria nei polmoni. Durante l’espirazione a riposo torna verso la sua posizione iniziale. Questo movimento avviene migliaia di volte al giorno senza che ce ne accorgiamo.

Quando parliamo di respirazione diaframmatica come pratica, quindi, non stiamo attivando un muscolo normalmente inutilizzato. Stiamo portando consapevolezza su un meccanismo che fa già parte della respirazione e imparando a influenzarne il movimento.

Perché si muove la pancia

“Respira con la pancia” è probabilmente una delle indicazioni più utilizzate negli esercizi di respirazione. L’aria, naturalmente, rimane nei polmoni. Il movimento dell’addome ha un’altra spiegazione. Quando il diaframma si contrae e scende durante l’inspirazione, modifica le pressioni tra torace e addome. La parete addominale può quindi espandersi verso l’esterno.

Quello che vediamo muoversi è la pancia; il lavoro che rende possibile l’inspirazione coinvolge il diaframma insieme agli altri muscoli respiratori. Per questo “respirazione addominale” è un’immagine utile per imparare a percepire il movimento. Il torace può comunque partecipare alla respirazione: il fatto che si muova non indica, da solo, che stiamo respirando in modo scorretto.

Come provare la respirazione diaframmatica

Puoi iniziare in una posizione comoda, seduto oppure sdraiato. Appoggia una mano sul torace e l’altra sull’addome. Prima osserva qualche respiro senza cercare di cambiarlo. Poi inspira lentamente e lascia che l’addome si espanda. Espira senza spingere fuori l’aria e senti il movimento rientrare.

Durante l’esercizio prova soprattutto a percepire il movimento respiratorio e a lasciare spazio alla discesa del diaframma, evitando di trasformare ogni inspirazione in uno sforzo. Se per riuscirci devi gonfiare volontariamente la pancia o inspirare quanta più aria possibile, stai probabilmente aggiungendo tensione a un gesto che dovrebbe rimanere confortevole.

Respirare più profondamente significa respirare meglio?

Qui vale la pena chiarire un equivoco. La respirazione diaframmatica viene spesso associata a respiri molto profondi. Le due cose non coincidono necessariamente. Utilizzare maggiormente il movimento diaframmatico non richiede di riempire ogni volta i polmoni al massimo. Durante una pratica respiratoria il respiro può diventare più lento e ampio, ma la quantità d’aria deve restare compatibile con l’esercizio e con la persona.

Forzare continuamente inspirazioni molto grandi può rendere la respirazione poco naturale e, in alcune persone, provocare sensazioni di disagio o leggerezza alla testa. Una respirazione diaframmatica ben eseguita può essere anche quieta, morbida e poco visibile.

Perché viene utilizzata

La respirazione diaframmatica viene utilizzata negli esercizi di rilassamento, nelle pratiche respiratorie e anche in alcuni percorsi riabilitativi. Lavorare sul respiro in questo modo permette di rallentare il gesto e prendere maggiore confidenza con il movimento del diaframma. Per questo la pratica è stata studiata anche in relazione allo stress e all’ansia, oltre che in alcuni contesti respiratori, cardiovascolari e gastrointestinali. Una review sistematica pubblicata nel 2026 ha raccolto 48 studi randomizzati controllati, trovando risultati favorevoli in alcuni ambiti, tra cui ansia, reflusso gastroesofageo e alcuni parametri cardiovascolari.

Gli esercizi utilizzati negli studi, però, differiscono molto per ritmo, durata e modalità di esecuzione. Spesso, insieme al movimento del diaframma, cambiano anche altri aspetti della respirazione. Per questo i risultati non possono essere ricondotti tutti a un’unica modalità di pratica. Sappiamo che la respirazione diaframmatica viene utilizzata con risultati promettenti in diversi contesti; sappiamo anche che il modo in cui viene praticata conta.


Il punto di vista Mindfuland

All’inizio, praticare la respirazione diaframmatica richiede attenzione. La posizione del corpo, una mano sull’addome, il movimento che accompagna l’inspirazione: sono riferimenti che aiutano a prendere confidenza con la tecnica. Con il tempo, però, quei riferimenti possono diventare meno necessari. Iniziamo a riconoscere più facilmente come stiamo respirando e a ritrovare quel movimento quando scegliamo di praticarlo.

È questo uno degli aspetti che rendono utile una pratica: ciò che impariamo rimane disponibile anche quando l’esercizio è finito.

La respirazione diaframmatica può diventare così uno strumento da utilizzare nei momenti in cui vogliamo dedicare qualche minuto al respiro, rilassarci o semplicemente riportare l’attenzione al corpo. Senza doverci chiedere, per il resto della giornata, se ogni respiro è quello “giusto”.

Fonti

  • Kwon C-Y, Won J, Lee B. The health effects of diaphragmatic breathing: A systematic review. Complementary Therapies in Medicine, 2026.
  • Hopper SI, Murray SL, Ferrara LR, Singleton JK. Effectiveness of diaphragmatic breathing for reducing physiological and psychological stress in adults: a quantitative systematic review. JBI Database of Systematic Reviews and Implementation Reports, 2019.
  • Sieck GC, Fogarty MJ. Diaphragm muscle: a pump that can not fail. Physiological Reviews, 2025.
  • Boulding R, Stacey R, Niven R, Fowler SJ. Dysfunctional breathing: a review of the literature and proposal for classification. European Respiratory Review, 2016.

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